ASTI E LA CORSA ALL'ENERGIA ELETTRICA

All’inizio del ventesimo secolo il Municipio di Asti prese a seguire il percorso della modernizzazione, già battuto dalla maggior parte degli altri municipi, ed a favorire il sorgere di industrie per dare pane e lavoro agli operai, e creare anche in Asti nuove fonti di ricchezza.

Così aiutò con sacrifizio l'impianto della vetreria, così trattò con parecchi per avere industrie tessili, così favorì la cooperativa per la rivestitura delle damigiane, così, in concorso con la benemerita Cassa di Risparmio, diede il suo aiuto per il trasporto in Asti del grandioso opifizio della Società Way-Assauto.

Se si pensa che i motori elettrici si prestano vantaggiosamente al frazionamento della forza, potendosi collocare un piccolo motore ad ogni macchina utensile anziché tenere in continuo movimento una trasmissione pesante ed oltremodo ingombrante, si comprende la facilità con cui i motori a gas saranno a breve sostituiti dai motori elettrici. In Asti si impone la dotazione di una forza motrice elettrica che emancipi l’industria dal carbone e la metta al riparo dai problemi di approvvigionamento delle materie prime.

Agli inizi del 1900 sono in esercizio nella città di Asti 26 motori che rappresentano la potenza di 102 cavalli. Tra questi uno dei più significativi è quello della segheria della Ditta Armandi Carlo e figlio, con laboratorio in Asti in via Brofferio 2 e piazza del Mercato. Gli Armandi sono anche proprietari del Politeama, e quando nell’aprile del 1900 la Commissione di Vigilanza pei Teatri di Asti considera la galleria del Politeama in condizioni poco sicure per gli spettatori in caso di incendio, impone la costruzione di una nuova scala o in alternativa la sostituzione delle lampade a gas con l’illuminazione elettrica. Il proprietario Armandi, nel richiedere alla giunta municipale di concedere il passaggio di due fili aerei per la trasmissione della corrente, partendo dal tetto della segheria per arrivare direttamente al Politeama, comunica di aver scelto la seconda alternativa “poiché mentre nel fare cosa nuova per la città, essendo il primo impianto elettrico pubblico, abbellisco il mio Politeama di uno dei maggiori ritrovati della civiltà moderna”.

Dagli stessi laboratori della segheria Armandi, per un compenso di 5 lire a sera, veniva fornita al Comune l’energia elettrica per l’illuminazione mediante due lampade ad arco della piazza Alfieri nelle sere del giovedì in occasione dei concerti della Banda Cittadina.

Cartolina Postale intestata ditta Armandi Carlo & Figlio

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