I lavori della Commissione per lo studio di impianto di energia

Il 10 novembre 1902 il Sindaco inviò una lettera di invito ai consiglieri Benzi, Borelli, Bussi, Cremonino (dimissionario), Penna, Liprandi e Ottolenghi a costituire una Commissione per lo Studio di impianto di energia elettrica alla quale verrà demandato di studiare il problema di miglioramento del servizio dell’illuminazione pubblica e privata con relativo impianto di luce elettrica e di concretare le relative proposte da sottoporsi al Consiglio Comunale.

Alla seduta di insediamento della Commissione stessa tenutasi presso il Civico Palazzo il giorno sabato 22 novembre 1902 era presente anche l’assessore Rostagno. Alla domanda del consigliere Penna se la Commissione dovesse studiare solo l’impianto della illuminazione con energia elettrica o si dovesse occupare anche dello studio di altri sistemi come per esempio dell’ampliamento dell’attuale officina a gas, Rostagno rispose che compito della Commissione era quello anzitutto di valutare e suggerire l’impianto più conveniente. A tale proposito tra i membri della Commissione inizialmente esistevano pareri contrastanti:

il cav. Benzi credeva che l’usina a gas dovesse limitarsi a soddisfare l’esigenza dei privati e che all’illuminazione pubblica meglio si sarebbe provveduto con un impianto di luce elettrica;

il geom. Penna opinava che volendosi provvedere alla sola illuminazione potesse bastare il gas, mentre invece se si voleva procacciare anche una forza motrice per piccole industrie credeva necessario l’impianto della luce elettrica;

il cav. Liprandi reputava invece conveniente l’ingrandimento dell’Officina a Gas per poter soddisfare da sola tutte le esigenze della cittadinanza, appoggiando questa sua opinione col fatto che il gas ha un reddito relativamente grande e superiore a quello ricavabile da un impianto elettrico.

In quella seduta il cav. Liprandi propose che, in vista del tenue reddito ricavato dal fabbricato dell’Enofila, si studiasse la convenienza di servirsi di questo per ampliare la vicina officina del gas, risparmiando i costi per la costruzione di un muro di cinta e per il trasporto del carbone.

All’unanimità fu designato presidente della Commissione il comm. Bussi e le funzioni di segretario furono affidate al consigliere Borelli.

 

L'Amministrazione comunale comunicava alla Commissione per lo Studio i seguenti progetti:

1) Progetto Giana di ampliamento e miglioramento dell’attuale Usina a Gas, con impianto elettrico per illuminazione parziale della città e per uso dei privati;

2) Progetto di impianto idroelettrico dei signori ingegnere Alfredo Barberis e geometra Francesco Costa;

3) Progetto di impianto idroelettrico dei signori ingegneri Losio Carlo, Soldati Vincenzo e Caramagna Aristide;

4) Progetto di impianto idroelettrico dell'ingegnere Francesco Camagni;

5) Proposta di impianto idroelettrico dell'ingegnere Achille Fazio.

La Commissione prese in esame tutti i sovra numerati progetti, visitò l'Usina a Gas, si fece carico delle domande giacenti per insufficienza dell'Usina stessa, e quindi espresse i seguenti avvisi con relazione del 2 febbraio 1903:

L'usina attuale, a giudizio dello stesso sig. Direttore, non è da considerarsi come un mucchio di macerie, come può credersi da taluno; ma con assennate migliorie, utilizzando tutti, o quasi, gli attuali impianti, può portarsi alla produzione annua di 1.600.000 metri cubi , che a giudizio della Commissione sono quantità sufficiente per lungo tempo ai bisogni della Città. (…) Con l'aggiunta di un forno e di un gazometro, col perfeziona­mento degli apparecchi di condensazione e depurazione, si può con una spesa che il Direttore calcola non superiore alle 60.000 lire, e che la Commissione crede sufficiente, portare la produzione ad 1.600.000 metri cubi . (…) Il progetto Giana, commendevole sotto ogni rapporto come opera di tecnico versatissimo nella materia, è a giudizio della Commissione compilato con soverchia larghezza, partendo da un dato di produzione esagerato e venendo di conseguenza ad un preventivo di spesa di oltre 300.000 lire, affatto fuori della portata delle nostre risorse finanziarie e sproporzionato alla potenzialità necessaria per la nostra Usina.

L’Usina del Gaz

A riguardo dell'impianto di parziale illuminazione elettrica, la Commissione ripete che è poco tenera per essa. Dopo l'invenzione dei becchi Auer generalmente adottati e possibili a moltiplicarsi nella nostra illuminazione, poca invidia può destare la illuminazione elettrica. Tant'è che si vede in alcune città rimuovere le lampade elettriche e riprendere il gas, i cui fanali ravvicinati, bassi ed a luce intensa vincono per effetto luminoso quello degli archi. Con tutto ciò l'Amministrazione non deve ribellarsi a questo che è un desiderio legittimo della popolazione, voglia essa saziarsi nella contemplazione dei globi luminosi sospesi sulle vie e piazze principali, attutendo così un sentimento di invidia latente; voglia essa fruire della grande comodità e sicurezza che per l'illuminazione degli ambienti la luce elettrica presenta sul gas. Ben venga adunque la luce elettrica, tanto più che essa sarà la causa per la quale una ingente forza motrice sia tratta alle nostre porte. Il lusso della luce elettrica potrà essere ripagato dal sorgere di nuove industrie fonti di ricchezza e di benessere.

Ed a questo proposito la Commissione non può che tributare grandi elogi agli egregi Tecnici i quali inoltrarono proposte alla nostra Amministrazione. I loro progetti sono tutti degni di considerazione, sebbene nessuno di essi sia talmente concreto da poter servire di base a contratti definitivi.

Per raggiungere il fine di avere alle porte 200 cavalli di energia che il Municipio possa usufruire per una metà circa nell'illuminazione elettrica e per l'altra metà distribuire a piccole industrie cittadine, la Commissione reputa necessario rendere di pubblica ragione questo bisogno cittadino, nella speranza di riuscire a raccogliere proposte più concrete e realizzabili, le quali possano avere l'approvazione del Consiglio Comunale.

Propone al Consiglio di deliberare;

1) Che la potenzialità dell'officina sia portata alla produzione annua di 1.600.000 metri cubi , coll’aggiunta di un gazometro e di un forno e col perfezionamento degli apparecchi di condensazione e depurazione.

2) Che debba provvedersi dal Municipio all'impianto di un macchinario il quale possa ora fungere quale macchinario principale per produzione della luce elettrica necessaria alla parziale illuminazione della Città e per concedere ai privati, e debba col tempo cedersi per l'esercizio al fornitore dell’energia quale impianto sussidiario.

3) Che diasi mandato alla Giunta di rendere di pubblica ragione il bisogno nostro di avere duecento cavalli di energia alle porte con la preferenza a quell'offerente che produrrà la maggiore quantità di energia.

Ad inizio 1903 il Comune iniziò trattative con il sig. Giuseppe Aderto, rappresentante la Società Anonima Lombardo-Veneta, per l'impianto in questa città di un grande stabilimento per la filatura dei cotoni. La Società anzidetta si obbligava di far costruire, a sue spese, una diga sul Tanaro nel comune di S. Martino Alfieri, un canale di derivazione d'acqua della lunghezza di circa dieci chilometri e della portata di circa 10 m .c., uno stabilimento idroelettrico per la generazione di oltre 1000 HP effettivi elettrici ed uno stabilimento industriale per la filatura di cotone della consistenza di circa 10 mila fusi e per impiegare un minimo di 900 operai circa. Per consentire l’edificazione dell’opificio, il Municipio di Asti si obbligava di concedere gratuitamente alla Società Lombardo Veneta una superficie di terreno in vicinanza dell'abitato della città, fra le coerenze della ferrovia Asti-Alessandria e del rio Valmanera, della superficie di mq. 40.000; di costruire e mantenere una strada della larghezza di m. 8 tutt'attorno, un'altra strada della stessa dimensione verso il cimitero israelitico, ed un'altra strada verso il lato ovest del viale dell'Enofila. Su queste basi fu stipulalo il relativo compromesso in data 13 aprile 1903 con approvazione del consiglio comunale di Asti nella sua seduta del 27 aprile 1903, ma tale compromesso non ebbe esecuzione.

Numerose furono le altre proposte pervenute ed esaminate dalla Commissione per lo Studio di impianto di energia elettrica, e tra queste quelle delle ditte Luigi ing. Negretti, Società per le Forze Idrauliche della Liguria, Società Italiana di Applicazioni Elettriche, Società macchine elettriche A.E.G. e Società Sviluppo di Milano.

L'ingegner Luigi Negretti sia proponeva di fornire al municipio di Asti, con una centrale da costruirsi in una località entro la cinta daziaria, l'energia elettrica necessaria all'alimentazione di almeno 70 lampade ad arco da 10 Amp. funzionanti in gruppi di dieci lampade cadauno e destinate all'illuminazione di area scoperta pubblica.

La Società per le Forze Idrauliche della Liguria prevedeva di trasportare nella città di Asti l’energia elettrica prodotta nel costruendo impianto idroelettrico di Molare.

La centrale idroelettrica di Molare

La Società Italiana di Applicazioni Elettriche proponeva di installare in Asti circa 3000 lampade in media da 16 candele per una potenzialità massima di kW 170, alimentate da una officina nella quale sarebbero stati installati tre motori a gas povero da 150 HP ciascuno (di cui uno destinato a riserva) comandanti un alternatore fornito di propria eccitatrice. Dall'officina elettrica si sarebbero dipartite tre linee ad alta tensione (3000 Volts) facenti capo a cinque stazioni di trasformazione alimentanti la rete di distribuzione trifase con quarto filo, alla tensione di 130 Volts tra filo di fase e filo neutro.

La Società Sviluppo di Milano proponeva di fornire l’energia elettrica necessaria alla città di Asti trasportandovi quella prodotta nella propria centrale idroelettrica di Cherasco, già in funzione.

La centrale di Cherasco

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