La conclusione dei lavori, i collaudi e l’avviamento degli impianti

Nella seduta del Consiglio Comunale del 28 dicembre 1909 viene letta una lettera del sindaco facente funzioni Bocca in cui scrive: "a causa di una malattia improvvisa e grave, lascio l’Amministrazione Comunale con la testa alta, convinto che in ogni affare della mia Città ho messo sempre e con scrupolosa predilezione l’esame dell’interesse pubblico sopra ogni interesse privato, anche a costo di richiamare su di me ire interessate e procurarmi talvolta dispiaceri tanto più gravi quanto li ho sentiti ingiusti".

La presenza del più autorevole e attivo sostenitore della municipalizzazione dell’energia elettrica viene quindi a mancare proprio nei momenti finali più importanti.

Infatti il giorno 15 gennaio 1910 l’Amministrazione Comunale segnalò al Prefetto di Alessandria che il giorno 27 corrente mese sarebbero stati ultimati i lavori d’impianto della rete di distribuzione dell’energia elettrica da parte del Comune in conformità al Decreto 26 novembre 1906 e delle successive modificazioni, comunicò il desiderio di attivare l’esercizio del detto impianto col primo febbraio prossimo, pregandolo vivamente di voler deliberare perchè il Genio Civile provvedesse il giorno 29 corrente al collaudo del detto impianto. All’uopo accluse alla lettera il vaglia postale per servizio delle spese occorrenti per il detto sopralluogo di collaudo.

Il Prefetto Lucio rispose con lettera del 19 gennaio 1910 che riteneva prematura l’assunzione del nuovo servizio da parte del Comune senza che si fosse provveduto a regolarizzare le pratiche da esperire prima di attivare l’esercizio stesso, anche perché si era ancora in attesa del pronunciamento del Ministero dell’Interno precedentemente interpellato in merito al ricorso dell’avvocato Ceca.

Nella seduta consigliare del 20 gennaio 1910 dopo avere discusso le conseguenze dell’abbandono del sindaco Bocca, altri 26 consiglieri comunali rassegnano le dimissioni. Considerando i consiglieri deceduti e quelli già dimessi in precedenza, vengono a mancare 30 dei 40 consiglieri eletti. Sui giornali locali compaiono editoriali e pareri indispettiti della cittadinanza che interpreta queste dimissioni di gruppo come una fuga di fronte alle responsabilità ed alle numerose questioni critiche da affrontare.

Il nuovo temporaneo sindaco facente funzioni Aroasio rispose in data 23 gennaio 1910 al Prefetto non nascondendogli la dolorosa impressione provata dalla Comunale Amministrazione alla lettura della precedente lettera e avvertendolo che ove la stessa fosse stata divulgata avrebbe prodotto altresì una pessima impressione nella cittadinanza. Oltre a ripercorrere le diverse tappe della vicenda, il Sindaco sottolineava che contemporaneamente all'impianto comunale veniva eseguito un altro impianto da parte della Società Astese, la quale si stava avvalendo di ogni mezzo lecito od illecito per accaparrarsi gli utenti consumatori. Di fronte a tale concorrenza il Comune, avendo già ultimato completamente il suo impianto, non poteva permettersi di stare inoperoso ad attendere il beneplacito del Ministero trascurando il vitale interesse finanziario della Città, per cui era necessario provvedere al più presto al collaudo.

Il Prefetto accolse benignamente l’istanza dell’Amministrazione Comunale, e diede disposizione al Genio Civile di organizzare il sopralluogo per il collaudo in data sabato 29 gennaio 1910.

Inoltre il prefetto, dopo una settimana di mancanza del Consiglio Comunale, nomina per l’Amministrazione Comunale di Asti un suo Commissario nella persona di Adolfo Della Valle, segretario capo del Municipio di Alessandria ed ex segretario di Prefettura.

Il Sindaco inviò immediatamente un telegramma al senatore Palberti di Torino affinché si compiacesse di interporre la sua autorevole parola nei confronti del professor Lorenzo Ferraris affinché quest’ultimo aderisse all’invito, fattogli in mattinata dal direttore dell’Officina del Gas, di presenziare alle operazioni di collaudo.

Il 29 gennaio 1910 l’ingegner capo del Genio Civile di Alessandria, cav. Amerigo Salvi, coadiuvato dall'ing. allievo Ercole Norzi, procede alla richiesta visita con la scorta degli atti della concessione, col concorso per parte del Comune di Asti del cav. avv. Secondo Aroasio, facente funzioni di sindaco, e coll'intervento del prof. Lorenzo Ferraris, come perito tecnico del Comune; del sig. Silvio Ferrazzi, ispettore dei Telegrafi; del sig. ing. Luigi Armandi della Società Astese di Elettricità; del sig. Cavasonza Natale, concessionario della rete urbana telefonica di Asti; degli ingegneri Cattaneo Pietro e Pandiani Agostino come tecnici dell'impianto comunale.

Precedentemente alle operazioni di collaudo, il rappresentante del Comune chiede di verbalizzare una dichiarazione predisposta dall’avvocato Debenedetti con la quale, ritenuto inopportuno l’invito alla società concorrente Astese di presenziare alle operazioni di collaudo, si oppone formalmente a che si tenga calcolo qualsiasi delle instanze od eccezioni espresse dalla detta Società.

Il gruppo procede quindi alla visita della rete a bassa tensione, alimentata da sei sottostazioni di trasformazione collocate presso Ospedale Infermi, Torre dell'Orologio, Scuole civiche, Piazza S. Giuseppe, Piazza del Mercato, constatando che, tranne lievi modificazioni rese necessarie dall'esecuzione, l'impianto è corrispondente al progetto 9 gennaio 1908.

Le sottostazioni di trasformazione sono giudicate convenientemente protette da parafulmini, valvole di tensione e intensità; i fili conduttori sono sufficientemente distanti l'uno dall'altro e per rispetto alle pareti ed aperture delle case soddisfano alle prescrizioni regolamentari. Vengono rilevate due mancanze:

1) Nei cambiamenti di direzione della linea manca nella maggior parte dei casi il parafilo necessario ad impedire la caduta del filo sulla rete stradale in caso di rottura dell'isolatore.

2) La linea telefonica è ancora per gran parte soprastante alla linea elettrica ed in alcuni casi a minima distanza.

A questo punto il sig. Cavasonza dichiara che la rete telefonica è ancora priva di valvole alla centrale.

L’ispettore Ferrazzi osserva che nell'attraversamento dell'Alla manca un dispositivo di protezione e riconosce sufficiente una fasciatura del conduttore per un tratto di conveniente lunghezza in corrispondenza dell'attraversamento.

L’Amministrazione Comunale si obbliga di prendere quelle misure protettive che servano ad ovviare al primo degli inconvenienti, mentre per il secondo inconveniente si obbliga di proteggere i propri fili con rivestimento isolante dove i fili telefonici sono a troppo breve distanza dai fili di linea, e tutto ciò entro il giorno 4 del venturo febbraio. In seguito a questi impegni la conclusione della visita viene rimandata al giorno 4 successivo.

Il commissario prefettizio Della Valle giunge ad Asti nel pomeriggio di lunedì 31/1/1910 e prende subito in consegna l’Amministrazione Comunale pronunciando il seguente comunicato: "Cittadini, per la improvvisa crisi manifestatasi nel funzionamento della Civica Amministrazione ho assunto oggi la gestione interinale del Comune fino alla ricostituzione del Consiglio Comunale. Sono onorato di rivolgere a Voi, in nome dell’Autorità Prefettizia che mi pone ai servizi della illustre città il deferente saluto".

 

Il giorno 4 febbraio 1910 si riuniscono nuovamente gli ingegneri Salvi e Norzi, coll'intervento per parte del Comune del Commissario Prefettizio, avv. Adolfo Della Valle e dei signori Ferrazzi, Cavasonza, Cattaneo e Pandiani Agostino.

Viene verificato che il Comune ha provveduto a rimediare ai difetti riscontrati nel sopralluogo precedente, ma si constata che per gran parte la linea telefonica continua ad essere soprastante alla linea elettrica, con grave pericolo in caso di rottura di fili telefonici. Il signor Cavasonza dichiara che alla centrale le valvole non sono ancora state inserite, ma sono in via di applicazione e spera di dare ultimate le opere di protezione provvisoria entro sei giorni.

Continuando la linea telefonica ad essere per gran parte ancora soprastante alla linea elettrica, l’Amministrazione si impegna, per l’inverno in corso, di provvedere alla sospensione dell'esercizio del proprio impianto quando per nevicata od altro motivo possano temersi pericoli.

Preso atto di questa dichiarazione gli ingegneri del Genio Civile dichiarano che l'impianto in sé e per sé è collaudabile, corrispondendo alle prescrizioni della legge 7 giugno 1894 N° 232 e relativo regolamento 25-10-1895 N° 642.

Redatto il verbale di collaudo dell’impianto municipale nella sede comunale di Asti, gli stessi ispettori Salvi e Norzi, coll’intervento del signor Harold de Thierry in rappresentanza della società Sviluppo, dell’ing. Luigi Armandi per la Società Astese di Elettricità e sempre accompagnati dai signori Ferrazzi, Della Valle, Cavasonza, Cattaneo e Pandiani, proseguono con le operazioni di collaudo della parte di impianto costruito dalla Società Sviluppo situato nell’abitato di Asti.

Vengono ispezionate la cabina principale situata nell’Officina a Gas e le linee, di proprietà del Comune, di collegamento alle sei cabine situate presso Ospedale Infermi, Torre dell’Orologio, Scuole Civiche, Piazza San Giuseppe, Alla e Piazza del Mercato. Nella visita si osservano le seguenti anomalie:

1) che la linea dalla cabina principale alla cabina della piazza del mercato corre su strada pubblica e manca del doppio appoggio;

2) che all’entrata della cabina di S.Giuseppe manca pure il doppio appoggio e la linea è solo protetta da rete metallica;

3) che in un attraversamento di strada pubblica e di rete telegrafica all’uscita della cabina dell’Alla in palo d’angolo è inflesso e si mostra poco solido.

Riservando le prescrizioni e le provvidenze del caso, si chiude la visita e si rimanda la prosecuzione della visita della linea Asti-San Damiano d’Asti al giorno successivo con ritrovo alle 9,15 alla stazione di Asti.

Il giorno successivo 5 febbraio 1910 partecipano alle operazioni di collaudo, oltre al gruppo del giorno precedente, l’ing. Miracca Raimondo, ispettore provinciale delle Ferrovie di Stato - sezione Mantenimento di Asti, l’ing. Carlo S. Rivera in rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale di Alessandria e il geom. Campi Edoardo per la Società Astese Monferrina di Tramvie e Ferrovie.

Partendo dalla cabina principale di trasformazione situata nell’Officina a Gas si ispeziona l’intera linea della Società Sviluppo, fino a San Damiano d’Asti nella cabina del Sig. Pavesio, dove arriva da Cherasco.

La linea uscendo dalla cabina si svolge lungo la strada di circonvallazione della città verso Est fino alla Porta Alessandria, da questa restando a Nord della Città e svolgendosi su ciglio di strada comunale o attraversando proprietà privata si dirige a Porta Torino. Qui, attraversata la strada Asti-Chivasso, fa capo ad una cabina di sezionamento munita di interruttore e parafulmine a corna, indi si dirige a S.Damiano tutto su proprietà privata.

Nel percorso sono ordinatamente attraversati per due volte il torrente Borbore, la ferrovia Asti-Torino sul cavalcavia di Palazzotto, la strada provinciale Asti-Alba in prossimità alla stazione ferroviaria di S.Damiano; la provinciale Villanuova-Govone presso il Rondò di S.Damiano.

L’ing. Miracca osserva che il presente attraversamento della ferrovia Asti-Torino è provvisorio e che è in corso di stipulazione una convenzione per l’attraversamento definitivo che nulla osta pel principio del servizio salvo le prescrizioni che verranno dettate dalla Direzione della Ferrovia.

L’ing. Rivera rileva che invece dell’attraversamento previsto dalla concessione della Provincia in corrispondenza della rampa nord del cavalcavia presso la stazione ferroviaria di Asti, si è percorso longitudinalmente la strada stessa sul lato sinistro; che i pali di sostegno dei conduttori vennero ivi infissi nella banchina in modo da incagliare il transito; che mancano i doppi isolatori sui pali e che il conduttore è a semplice filo e non cordato come dovrebbe essere. Fa invito alla Società Concessionaria di trasportare i pali esternamente al ciglio stradale e ad applicare il doppio isolatore e a sostituire ai conduttori semplici quelli cordati oppure a munire le campate di reti messe a terra.

Il sig. Campi dichiara di aver ricevuto le valvole per gli apparecchi telegrafici delle stazioni di Asti, Montechiaro, Vaglieranno, San Damiano e Canale e domanda che la Società provveda al loro collocamento in opera.

Il Sig. Cavasonza non ha nulla da osservare in riguardo alla propria rete telefonica.

In relazione ai risultati delle visite del 4 e 5 febbraio gli ingegneri del Genio Civile dichiarano che l’impianto della Società Sviluppo delle Imprese Elettriche in Italia per il trasporto di energia da Cherasco in Asti è collaudabile, sì e come la collaudano con la consegna dello specifico certificato purchè vengano rispettate le seguenti prescrizioni:

1) che entro due mesi sia provveduto per il doppio appoggio sui sostegni della linea ad alta tensione che unisce la cabina principale a quella del mercato e per l’attraversamento della strada comunale che accede al cavalcavia presso la stazione ferroviaria di Asti

2) che entro due mesi sia provveduto alla applicazione del doppio appoggio nella campata che attraversa la piazza S. Giuseppe per arrivare alla cabina su detta piazza

3) che entro due mesi siano presentati all’Ufficio del Genio Civile di Alessandria e alla direzione delle costruzioni Telegrafiche pure di Alessandria i calcoli del palo che trovasi sulla linea a 3500 volts che esce dalla cabina dell’Alla e che determina campata col paletto esistente sul fabbricato stesso dell’Alla

4) che entro sei mesi siano sostituiti gli attuali sostegni nell’attraversamento del Borbore presso Porta Torino di Asti con due robusti pali di ferro a traliccio distanti non meno di metri cento.

Finalmente sia l’impianto della Società Sviluppo necessario al trasporto dell’energia elettrica da Cherasco ad Asti, sia l’impianto comunale per la distribuzione ai fini di pubblica e privata illuminazione sono collaudati e pronti ad essere messi in servizio. La Società Sviluppo sin dal giorno 3 febbraio aveva fatto affiggere i manifesti all’Albo Pretorio e in città per indicare che la domenica successiva 6 febbraio avrebbe messo in servizio la propria linea ad alta tensione, affinché la popolazione potesse prendere visione della prossima immissione di corrente nelle condutture medesime e del pericolo a cui sarebbe andato incontro chi venisse a toccare i fili.

Occorreva però superare l’ostacolo dell’ottenimento dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto comunale, e tale obiettivo era tutt’altro che scontato, visti i procedimenti giudiziari in corso e considerando il fatto che era già stato problematico ottenere in seconda istanza il consenso al collaudo.

L’avvocato Eugenio Ceca, nell’interesse della concorrente Società Astese, già il 4 febbraio 1910 inviò al Commissario Prefettizio una lettera di diffida, affermando che il Municipio non era nella possibilità di assumere direttamente il servizio dell'illuminazione elettrica senza il parere della Commissione Reale ed il voto del Corpo elettorale e chiedendo al Commissario di vietare all'Officina del Gaz di intraprendere l'illuminazione elettrica pubblica.

Ma il Commissario Prefettizio non si fece condizionare dalla missiva e lo stesso giorno 5 febbraio 1910, ottenuti i certificati di collaudo degli impianti, elaborò una relazione dettagliata in cui, dopo avere riesaminato tutti i precedenti provvedimenti e avvenimenti, giungeva ad autorizzare l’avviamento dell’esercizio dell’impianto comunale e deliberava:

"Chiedere al Prefetto l'autorizzazione, ed in quanto compete, disporre in via di urgenza ed a scanso di maggiori danni per l'esercizio provvisorio immediato dell'impianto elettrico di illuminazione pubblica e privata e per la distribuzione della energia per forza motrice nei limiti della convenzione con la società lo Sviluppo, col sussidio ed assistenza tecnica della Commissione Amministratrice del Gasometro e mediante l'opera dello speciale personale elettricista assunto sotto la Direzione del sig. ing. Cattaneo, Direttore dell'Officina e collaborazione del personale dell'Officina stessa. L'esercizio stesso unitamente alla liquidazione di tutta la contabilità delle spese dell'eseguito impianto, verrà gestito ad economia ai sensi dell'art. 16 della legge del 1903 sulle municipalizzazioni, dalla Amministrazione Comunale, e troverà riscontro fra le contabilità del Bilancio 1910 del Comune in corso di approvazione, in correlazione agli stanziamenti già eseguiti in Bilancio 1909".

Tale deliberazione fu sottomessa al Prefetto lo stesso giorno con una lettera in cui il Commissario spiegava di aver curato di esplicare le ragioni anche legali a favore del consenso per l’immediato esercizio provvisorio, specificando che "ragioni di opportunità e di economia consigliano tale esercizio per ovviare alla possibilità del danno che ne deriverebbe da un impianto inattivo e dall’accaparramento di utenti privati che su vasta scala si sta facendo della Società concorrente nella massa dei cittadini non interamente sorretti dalla fiducia che il Comune possa dare subito ed a prezzi convenienti l’energia, essendosi già divulgata la voce di un infinito ritardo".

Comunicando la stessa deliberazione al direttore dell’Officina del Gas, il Commissario gli spiegò la scelta di avere adottato "tale temperamento della gestione amministrativa-contabile del Comune ad economia e dell’esercizio provvisorio per eliminare ogni ulteriore inciampo che sia per derivare dalla pendenza della questione avanti la Commissione Reale in merito alla natura del servizio in confronto della legge sulla Municipalizzazione".

Il Prefetto di Alessandria rispose il giorno 7 febbraio 1910 avvertendo di non poter accordare la chiesta autorizzazione fino a quando gli fossero state presentate due dichiarazioni: la prima. da parte del concessionario della rete telefonica urbana, sig. Cavasonza, come assicurazione che fosse stata data completa esecuzione alle opere di protezione provvisoria della linea telefonica concordate in occasione della visita di collaudo; la seconda, da parte dell’Amministrazione Comunale, come assunzione di formale impegno di sospendere l’esercizio dell’impianto elettrico Municipale ogni qual volta, o per causa di nevicate o per altre cagioni, si venissero a temere pericoli di disgrazie per l’eventuale rottura e contatti di fili telefonici con quelli della conduttura elettrica, obbligandosi a far praticare un’oculata vigilanza al riguardo e a rispondere delle conseguenze che potessero derivare per l’eventuale inadempimento del suddetto obbligo.

Le due dichiarazioni richieste vennero immediatamente predisposte e inviate il giorno successivo al Prefetto, che il giorno 9 febbraio 1910 concede la sospirata autorizzazione "all’esercizio provvisorio dell’impianto elettrico municipale con avvertenza che l’autorizzazione viene subordinata all’osservanza dell’obbligo assuntosi dall’Amministrazione Comunale con la deliberazione 8 corrente, ed alla condizione che il servizio di distribuzione di energia elettrica venga esercito ad economia dal Comune a norma della legge 29 marzo 1903.

La sospirata autorizzazione prefettizia 9 febbraio 1910

Il Prefetto comunicò inoltre che per la attuazione del servizio stesso l’Amministrazione Comunale si poteva avvalere provvisoriamente delle disposizioni del regolamento e delle tariffe stabilite dal Consiglio Comunale nell’agosto 1909, anche se al momento non erano ancora state approvate dalla Giunta Provinciale Amministrative.

Nel frattempo, in attesa dell’autorizzazione prefettizia, il Commissario Prefettizio aveva dato disposizioni affinché si procedesse con le prove di tensionamento del nuovo impianto.

Il giorno 7 febbraio 1910 la città di Asti fu tappezzata di manifesti che informavano che il giorno stesso, dalle ore 14 in poi, sarebbe stata immessa corrente nella rete ad alta tensione per la prova dell’impianto. Della stessa decisione fu informata con urgenza anche la Società Astese di Elettricità affinché potesse prendere quelle opportune provvidenze a tutela dell’incolumità dei dipendenti operai addetti ai lavori del proprio impianto.

Il giorno 10 febbraio 1910 compaiono nuovi manifesti con i quali il Commissario Prefettizio rende noto che il giorno successivo sarebbe stata immessa la corrente elettrica anche nella rete a bassa tensione, e che non appena ultimato il periodo di prova sarebbe iniziato l’esercizio della pubblica e privata illuminazione elettrica. Nello stesso manifesto la Cittadinanza viene invitata a cooperare all’incremento di questa nuova istituzione comunale avvalendosi della medesima sia per i propri bisogni industriali che per illuminazione.

Il Commissario Prefettizio invia alla Società Sviluppo la seguente comunicazione: "La prefettura con lettera in data 9 corrente mi autorizza ad esercizio in via provvisoria il servizio della pubblica e privata illuminazione, servizio che verrà, salvo imprevisti, iniziato col giorno di sabato prossimo 12 corrente. In relazione pertanto alle clausole della convenzione stipulata la prego di voler disporre perché sia fornita per tale giorno la corrente elettrica che si renderà necessaria per l’attivazione del servizio. Mentre comunico la presente per norma di V.S.Ill. e per le opportune provvidenze, mi sento in obbligo di esprimere a S.V.Ill. e all’amministrazione della Società da lei rappresentata i miei sentiti ringraziamenti per la cortese concessione gratuita dell’energia elettrica domandata per il primo mese d’esercizio".

Il Commissario Prefettizio avvertì per ragioni di sicurezza la Società Astese che dal giorno 12 febbraio alle ore 8 sarebbe stata immessa corrente nell’impianto di bassa tensione dell’impianto comunale, e avvisò pure il prof. Lorenzo Ferraris chiedendogli di volersi recare in Asti per presenziare alle prove definitive.

Lo stesso 10 febbraio il Genio Civile procede al collaudo parziale dell’impianto della Società Astese di Elettricità, della linea ad alta tensione che collega la centrale termoelettrica con la prima cabina situata nel cortile del Politeama Nazionale e della rete a bassa tensione che si diparte da questa cabina per la via Arò, corso Alfieri, via Garibaldi, via Cavour, via Bonzanigo, via Garetti, via Sella, piazza Vittorio Alfieri.

Anche in questo caso viene consegnato il certificato di collaudo, ed il Prefetto con autorizzazione del 12 febbraio 1910 acconsente all’immissione della corrente elettrica nella conduttura ed autorizza l’esercizio dell’impianto alle seguenti condizioni:

  1. che entro un mese sia eseguito il doppio appoggio nello attraversamento della tramvia con la linea che va allo stabilimento Way Assalto;

  2. che entro due mesi la Società presenti i calcoli del palo a traliccio esistente in faccia alla Distilleria Rocca e di quello nell’angolo di corso alla Vittoria e viale dei Giardini in continuazione di via Matteo Prandone;

  3. che entro un mese siano poste in opera le valvole agli apparecchi telefonici nelle stazioni tranviarie di Asti, Quarto, Altavilla, Casale ed Alessandria;

  4. che entro un mese sia sistemato il palo a traliccio nell’attraversamento della linea con quella della Società per lo Sviluppo delle Imprese Elettriche nei pressi della Distilleria Rocca.

Appena ottenuta l’autorizzazione prefettizia, la Società Astese comunica al Commissario Prefettizio, onde questi possa prendere gli opportuni provvedimenti atti ad evitare incidenti e disgrazie, che la sera del 12 febbraio stesso alle ore 19 e mezza sarebbero iniziate le prove di immissione di corrente nelle proprie linee ad alta e bassa tensione.

La Società Astese comunica d'attivazione dei suoi impianti a partire dalla sera del 12 febbraio 1910

Quindi dopo mesi di battaglie, accuse, ricorsi e controricorsi l’Azienda Comunale e la Società Astese giungono contemporaneamente al traguardo dell’avviamento dei rispettivi impianti.

  

Il giorno 12 febbraio 1910, viene ufficialmente avviato a titolo di prova l’impianto comunale; il direttore Barberis della Società Sviluppo invia il telegramma di conferma alla lettera di richiesta del Commissario Prefettizio: "Leggo sua 10 corrente – Darò istruzioni a Direzione Bra per fornitura corrente da oggi. Scriverò domani per restante - Barberis - Sviluppo".

Telegramma del 12/2/1910 con il quale viene disposta l'attivazione dell'impianto elettrico comunale

Aggiungerà inoltre nella lettera preannunciata del giorno successivo: "Per quanto riguarda i canoni spettantici per l’energia fornita a cotesto Comune sta bene che detti canoni ci vengano pagati con inizio soltanto 1 marzo – deve però intendersi contestualmente convenuta la data del 12 febbraio 1910 come inizio agli effetti dell’art 9 della nostra convenzione".

I risultati tecnici delle prove di funzionamento del primo giorno sono buoni per quanto riguarda l'illuminazione privata e la distribuzione di forza motrice ma risultano mediocri per quanto riguarda la illuminazione pubblica. 

La lettera con la quale la Società Sviluppo conferma l'avvenuta attivazione dell'impianto in data 12 febbraio 1910

Infatti, come risulta dalla relazione dell’ing. Cattaneo "le lampade si sono manifestate di meschinissimo effetto luminoso, certo inferiore a quello prodotto dalle lampade ordinarie a corrente alternata da 15 ampère. In capitolato sono prescritte lampade ad arco a luce intensiva e con questa prescrizione io mi sono riferito al tipo Alba della casa Siemens Schuckart che dà molto rendimento luminoso. La Ditta Lahmeyer ha provveduto lampade ad arco della casa BaghenLamped di Berlino". 

L'ing. Cattaneo comunica la deludente resa delle lampade alla prima accensione dell'impianto comunale

In seguito alla cattiva prestazione venne deciso di sospendere l’esercizio dell’illuminazione pubblica fino alla sostituzione delle lampade e di inviare telegraficamente una protesta con diffida alla Società Italiana Lahmeyer, assuntrice dei lavori. La Società Lahmeyer provvide immediatamente ad una revisione dell'impianto, tanto che questo, meglio registrato e regolarizzato, ha potuto nella seconda prova di martedì 15 febbraio 1910, dare risultati alquanto migliori a giudizio generale, modificando quindi nella cittadinanza la meno che favorevole prima impressione.

Con le migliorie apportate dalla Società Lahmeyer l’impianto fu dichiarato accettabile, e le operazioni di prova vennero chiuse in modo definitivo il 17 febbraio 1910, sempre con l’assistenza del prof. Ferraris di Torino che dichiarò "la buona riuscita dell’impianto nei suoi effetti esteriori della pubblica illuminazione ad arco".

Il giorno successivo 18 febbraio 1910, alle ore sedici, nella Civica Segreteria, comparvero i signori Amerio cav. Giuseppe - segretario capo del Municipio, i signori Agostino Pandiani - ingegnere capo della società Lahmeyer e l’ing. Cattaneo Pietro - direttore dell'Officina del Gas, per redigere il verbale di consegna dell'impianto di distribuzione dell'energia elettrica e delle relative cabine di trasformazione da parte della ditta Lahmeyer al Comune.

Lo stesso giorno il Commissario Prefettizio inviò alla società Lahmeyer la seguente lettera di ringraziamento: "In seguito all'intervento dell'ingegnere capo di cotesta Società, Sig. Agostino Pandiani, essendo stati eliminati gli inconvenienti verificatisi nella prima prova dell'impianto, questa Amministrazione assunse oggi in consegna l'impianto stesso salvo collaudo definitivo delle opere a sensi del capitolato d'appalto. L'accettazione di cui sopra porta con se la decadenza delle proteste da me fatte nell'interesse di questo Municipio per causa del lamentato inconveniente. Ed io mentre sono lieto che la vertenza sia stata non solo pacificamente risolta ma abbia raggiunto tale felice risultato, mercé l'opera attiva ed intelligente del prelodato ing. Pandiani, prego la S.V.Ill. di voler esprimere al medesimo col mio vivo compiacimento i miei speciali ringraziamenti".

Dato atto che il primo effetto dell’assunta consegna previsto dal Capitolato d’appalto era quello di provvedere al pagamento delle prestazioni, il giorno successivo il Commissario Prefettizio deliberò di autorizzare a favore della ditta Lahmeyer lo svincolo della cauzione di L. 10.000 da essa prestata ed il pagamento di una prima parte L. 35.000 corrispondente alla metà circa della spesa preventivata, rimandando ad una fase successiva la presentazione della contabilità definitiva dei lavori eseguiti.

Al termine della contabilizzazione delle opere eseguite dalla Società Italiana Lahmeyer di Elettricità, a fronte di un preventivo di circa £ 67.000, l’importo raggiunse circa lire 90.000. In una relazione inviata alla Giunta il giorno 8 maggio 1910, l’ing. Cattaneo giustificava l’aumento della spesa con le seguenti cause:

  1. lavori e provviste di tutti gli apparecchi misura e protezione trasformatore alla cabina principale a carico del Comune (come da contratto con la Società Sviluppo) per l’importo di £ 6000.

  2. maggiore spesa (£ 5000) per le linee aeree ad alta tensione dovute alle prescrizioni stabilite da Circolare Ministeriale 12 settembre 1909 del Dicastero d’Agricoltura, Industria e Commercio.

  3. aumento d’apparecchi nelle cabine di trasformazione (3 amperometri per ogni cabina e valvole di tensione (quest’ultime adottate a scopo di protezione dopo il fatto di Olginate) £ 1300

  4. aumento non preventivato di fili isolato prescritto dai telegrafi e Telefoni dello Stato, £ 1000.

  5. aumento di n. 19 lampade ad arco con relative sospensioni (vedi deliberazione consigliare 21 giugno 1909 e deliberazione della Giunta 29 settembre 1909) la cui spesa ammonta a £ 4000 per provvista di lampade ed accessori e circa un uguale somma per condutture e mensole

  6. la rimanente parte di maggiori spese è dovuta all’aumento effettivo di costo del ferro e del rame e degli isolatori, occorsi nell’impianto, anche per più esteso sviluppo della linea a bassa tensione.

Negli stessi giorni fu pure disposto il pagamento del saldo per i lavori di costruzione delle due cabine di trasformazione di Piazza San Giuseppe e di Via Matteo Prandone affidate all’impresa del signor Ercole Secondo.

 

Poco dopo l’attivazione dell’impianto elettrico municipale venne a cessare l’incarico del Commissario Prefettizio, in quanto dal 20 aprile 1910 l’amministrazione fu condotta dal nuovo Consiglio Comunale appena eletto. Nella seduta di insediamento il nuovo Consiglio elegge a sindaco l’avvocato Bottino Bartolomeo; in tale occasione il consigliere Vigna, rendendosi interprete dei desideri della cittadinanza, rende un dovuto e meritato omaggio al Commissario Prefettizio avv. DellaValle.

La nuova amministrazione si trova immediatamente alle prese con numerosi e fastidiosi problemi.

Il 23 febbraio 1910 la Commissione Reale emette il suo parere sul citato ricorso dell’avvocato Ceca, accoglie le sue rimostranze e "ordina di rinviare gli atti al Municipio di Asti perché, ove intenda di dare esecuzione al progetto sovra esposto dell'assunzione diretta del servizio della illuminazione elettrica e della distribuzione di forza motrice per usi industriali, si uniformi alla procedura prescritta dalla legge 29 marzo 1903, n. 103 per gli impianti ex novo di pubblici servizi". Ai problemi posti dalla sentenza della Commissione Reale si sommano le decisioni del Prefetto, che quando si trattò di autorizzare il primo acconto alla Società Lahmeyer come deliberato dal Commissario Prefettizio, sospese la deliberazione perchè ritenne che il contratto non era legale, rinviandone l'approvazione al nuovo Consiglio Comunale. E quando gli furono sottoposte le varie pratiche e le convenzioni già stipulate per somministrazione di energia elettrica, ancora il Prefetto ne sospese l'approvazione, rimettendola al nuovo Consiglio.

Il nuovo Consiglio Comunale fu quindi costretto a ridiscutere tutte le importanti decisioni adottate nei mesi e negli anni precedenti riguardanti l’impianto elettrico comunale. Tutti questi avvenimenti furono riassunti in una relazione memoriale preparata dall’assessore Vigna e presentata all’esame del nuovo Consiglio.

La relazione Vigna non risparmia le critiche alla precedente amministrazione, come si può dedurre sin dalla sua introduzione:

"Egregi colleghi, è indispensabile che vi sia messa sott'occhio la storia documentata della questione elettrica, la più grave che la cessata Amministrazione vi abbia trasmessa in triste eredità e che voi dovete senza indugio risolvere per i supremi interessi del paese, compromessi da quella questione. Essa è così complessa ed intralciata che non sembra possibile alla Giunta di ottenere una soluzione corretta ed utile sotto ogni aspetto. La Giunta ha cercato e ritiene di avere trovata la soluzione meno peggiore, ed in tale ricerca si è unicamente ed imparzialmente preoccupata del bene del paese, senza cedere a stimoli di personalità, limitandosi a separare la propria responsabilità da quella della passata amministrazione".

Molto dura nei confronti della precedente Amministrazione fu in particolare la disamina delle deliberazioni che portarono al ricorso dell’avvocato Ceca ed alla successiva gestione:

"Presentato il ricorso al Prefetto, egli lo trasmise all'Amministrazione Comunale di Asti per le sue osservazioni. Ed allora il pro sindaco Bocca (poiché questa è tutta opera sua), visto lo scoglio della municipalizzazione contro cui nella sua fretta andava a rompersi a capo fitto, si ripiegò sulla assunzione dell'impianto elettrico come servizio in economia. Cosi, con un’abile ed astuta voltata, si evitò la municipalizzazione. Ahimè! E’ antico il monito che chi vuole sfuggire Scilla urta in Cariddi, l'assunzione in economia portava ad affidare l'Amministrazione non alla Commissione per il Gas ma alla Giunta Municipale: le gravi conseguenze appariranno più tardi. Il ricorso Ceca seguitò la sua strada. Trasmesso al Ministero degli Interni, questo lo sottopose alla Commissione Reale che emise il suo parere con ordinanza 23 febbraio 1910. Si può, con arzigogoli, girare intorno a questa ordinanza la quale non si raccomanda come modello di logica, né come esemplare di dottrina amministrativa: esprime piuttosto lo sforzo di una mente che vuol imporre a qualunque costo la sua volontà. Ma è certo che quell'ordinanza sopprime l'art. 17 del nostro regolamento per l'Officina a Gas, esclude che si tratti di riforma parziale o radicale di quell'officina ed afferma che si è dinnanzi ad un impianto ex novo, per il quale non si può evitare la procedura della municipalizzazione, se lo si vuole assumere in esercizio diretto".

Nell’esposizione della sua relazione l’assessore Vigna spiegò e motivò le decisioni d’urgenza adottate dalla Giunta il 2 maggio 1910:

"Considerato che l'Amministrazione Comunale si trova ora dinanzi al fatto compiuto di un impianto elettrico già eseguito ed attivato alle cui impellenti necessità ha già dovuto provvedere il Commissario Prefettizio e deve pure provvedere senza indugio l'attuale amministrazione;

Ritenuto che, qualunque sia per essere la decisione del Consiglio Comunale in merito alle questioni, e specialmente alla legalità degli atti compiuti dalla precedente amministrazione ed alle responsabilità da essa incontrate, è però indispensabile provvedere alla continuazione dell'esercizio perché la sospensione, la interruzione o la menomazione del medesimo sarebbe di grave danno, forse irreparabile;

Ritenuto che la continuazione stessa non può vincolare l'attuale amministrazione alle eventuali responsabilità per le illegalità dell'impianto constatate dalla Commissione Reale e dal Prefetto di Alessandria, né pregiudicare le ragioni ed azioni del Comune contro gli Amministratori personalmente responsabili delle illegalità stesse;

La Giunta deliberò il 2 maggio 1910 di continuare l'esercizio provvisorio dell'Azienda Elettrica con le modalità deliberate dal Commissario Prefettizio il 5 febbraio 1910 ed approvate dal Prefetto il 9 febbraio 1910. Tale decisione venne confermata durante il consiglio comunale del 19 maggio 1910.

Ma se questa deliberazione diede campo a fronteggiare le prime necessità, non può costituire una norma duratura, perchè é indispensabile fissare le modalità dell'esercizio elettrico per garanzia del Comune verso coloro che lo amministrano e dei terzi che con esso contraggono.

Chi contratta col Comune deve essere sicuro che gli accordi saranno rispettati, per qualunque vicenda di eventi amministrativi o giudiziari passi la nostra azienda. Quale è dunque la soluzione? La via retta è la migliore, specie per le istituzioni pubbliche: o affidare l'esercizio dell'azienda elettrica a privati o costituirlo in azienda autonoma come quella del gas. Astraendo per ora dalle diversità dei principi di partito e delle opinioni personali, sembra che non sia utile in questo momento, la cessione all'iniziativa privata, perchè, date le controversie suscitate e tuttora fervide, difficilmente si troveranno patti convenienti: o l'interesse del Comune o quello dei consumatori o tutte e due insieme saranno danneggiati, sembra pertanto consigliabile di deliberare l'assunzione diretta a norma della legge 29 marzo 1903.

Ma in pendenza del procedimento prescritto dalla citata legge, è necessario provvedere alla continuazione dell'esercizio non essendo neppure da prendersi in considerazione la proposta di troncarlo fino all'esito di quel procedimento. E senza discutere se l'art. 16 della legge predetta sia applicabile al caso, pur ritenendo anzi che onestamente la risposta non possa essere che negativa, certo è che la deliberazione consigliare del 7 ottobre 1909 ha dichiarato di assumere il servizio in economia, e che essa deve avere esecuzione finché non sia espressamente revocata o annullata. Per queste considerazioni, lasciando ogni responsabilità a chi spetta, la Giunta vi propone il seguente ordine del giorno:

  1. Di continuare ad esercire in economia l’azienda elettrica, dando mandato alla giunta di stabilire in via d’urgenza le modalità a garanzia del Comune e dei terzi contraenti;

  2. Di invitare la Giunta ad iniziare le pratiche per l’assunzione diretta dell’azienda elettrica a norma dell’art. 10 e seguenti della legge 29 marzo 1903 n. 103".

Dopo una lunga discussione in merito che vede protagonisti i consiglieri Saracco, Vigna, Penna, Bottino, Dellarissa, Serra e Grassi, il Presidente pone ai voti per alzata di mano l'ordine del giorno che risulta approvato da tutti gli intervenuti, eccezione fatta del consigliere Dellarissa che si dichiarò contrario e del consigliere Grandi che si astenne dal votare.

Ciò stante, il Presidente proclama ratificata ad unanimità di voti la deliberazione emessa in via d'urgenza dalla Giunta municipale il 2 maggio 1910 ed approvato a grande maggioranza l'ordine del giorno proposto dall'assessore Vigna. Nella stessa seduta 19 maggio 1910 vengono ratificati nella loro integrità una ventina di provvedimenti così come in precedenza deliberati dal Commissario Prefettizio.

Grazie a questa presa di posizione il nuovo Consiglio Comunale riesce nell’intento di porre in grado il Municipio di contrarre coi terzi la vendita di energia elettrica, mantenendo l’intenzione di provvedere, dopo un breve periodo di esperimento ed in caso di fortunoso esito, alla municipalizzazione del servizio colle forme dalla legge previste.

Su incarico del Consiglio Comunale, l’assessore Vigna presentò alla giunta il 25 maggio 1910 lo schema di regolamento per disciplinare il servizio ad economia dell’Azienda Comunale di Elettricità, preparato adottando per la parte amministrativa le norme già in vigore allorché l’officina era esercita ad economia, e per la parte riflettente il personale le norme vigenti per il personale dell’Azienda del Gas. Il Regolamento venne approvato ad unanimità ed in forma provvisoria durante il Consiglio Comunale del 28-30 maggio 1910.

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