Il progetto Cattaneo per la centrale termica comunale

Il Consiglio Comunale in sua seduta del 9 luglio 1908, mentre affidava alla Giunta il mandato di trattare con la Società Idroelettrica lo scioglimento del contratto, assegnava alla Commissione dell’Usina del Gas il compito di presentare le proposte relative ai provvedimenti per la realizzazione degli impianti per la distribuzione della illuminazione elettrica pubblica e privata. La Commissione dell’Usina del Gas, con deliberazione 16 luglio 1908, dava al Direttore dell'Usina l'ordine di eseguire studi per l'impianto di una centrale termoelettrica e delle relative condutture. L’ing. Cattaneo, che già aveva curato il precedente progetto basato sulla convenzione con la Società Idroelettrica Astigiana, elaborò quindi un nuovo progetto molto dettagliato, di cui vengono riportati di seguito solo alcune considerazioni e l’interessante confronto dei diversi tipi di motori termici conosciuti all’epoca. L’impianto termoelettrico progettato non fu poi eseguito in quanto venne ritenuto più economico l’acquisto di energia idroelettrica prodotta nella centrale di Cherasco dalla Società Sviluppo. 

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Progetto Cattaneo - Sintesi

La prima questione che si presenta per un impianto elettrico è quella che si riferisce alle sue potenzialità ed alla natura della corrente da produrre. Il progetto in base al quale il Comune otteneva il Decreto di concessione 26 novembre 1906, riguardava l'impianto di due gruppi di motori a gas luce, ciascuno della potenza di 50 cav., azionanti a mezzo di cinghia due dinamo a corrente continua.
E’ d'uopo rilevare che per i bisogni della Città, per cui è richiesto un impianto ragguardevole di lampade pubbliche ad arco, la potenza dei due gruppi si riscontra troppo piccola ed insufficiente ai bisogni; si crede quindi conveniente doversi questa elevare a 200 cav. circa, per poter disporre di una quantità di energia elettrica da distribuirsi ai privati, riservandosi l'installazione, in seguito, di un terzo gruppo di 100 cav. circa; si riconosce più che sufficiente la potenzialità di un impianto che ha lo scopo di servire all'illuminazione pubblica e privata ed alla erogazione di energia elettrica ad uso forza motrice delle piccole industrie, nei limiti del concentrico della Città.
Data la natura poi dell'impianto, possiamo subito dichiarare che deve essere data la scelta alla corrente continua piuttosto che all'alternata, giacché dà un rendimento nella luce delle lampade ad arco superiore in confronto delle altre e si adatta assai bene per il funzionamento dei motori di piccola potenza.
E’assai importante, nella questione di cui si tratta, lo stabilire il luogo dove sorgerà il fabbricato della centrale elettrica. Nel primitivo progetto del 1905 era stato previsto di collocare il macchinario nel recinto attuale dell'Usina; ora a priori si deve escludere questa idea poiché la ristrettezza dello spazio non lo permette.
Poiché si è prescelto la corrente continua è ovvia la considerazione della importanza che potrebbe avere una centrale collocata in prossimità al centro della Città, dalla quale verrebbero diramati i vari circuiti alimentatori.
A questa proposta si oppongono varie difficoltà come quella di fare acquisto di locale conveniente (ad esempio una casa con cortile) l'esiguità dello spazio, la spesa ingente che si incontrerebbe con l'adattarlo allo scopo, oltre a ciò il grave disturbo che da uno stabilimento industriale sarebbe portato all'abitato; crediamo che assolutamente sia da scartare quest'idea che presenterebbe, dal lato tecnico, la migliore soluzione.
Secondo il progetto di cui si stanno svolgendo gli studi nella presente relazione, il fabbricato ad uso centrale elettrica dovrebbe sorgere in prossimità dell'Officina del Gas, nell'area posta ad Est di questa Officina. Tale località offre la comodità della vicinanza del binario di raccordo colla ferrovia; siccome poi la nuova azienda sarebbe aggregata a quella municipalizzata del gas con unica direzione ed amministrazione, si comprende che sarebbe così resa assai comoda e facile la sorveglianza di essa.
Il nuovo edificio dovrebbe avere la fronte volta verso il giardino pubblico, essere costruita cioè in linea colla palazzina dello Stabilimento del Gas. Questo fabbricato, ad un solo piano, con tettoie, della superficie coperta di m 25 x 30, della media altezza di m 6, avrebbe locali capaci per le motrici, per le caldaie e magazzino per gli accumulatori; serramenti in ferro, senza ornamenti, pavimenti in piastrelle di cemento. Il Municipio dovrebbe cedere alla Amministrazione dell'Usina a Gas l'area a lato del binario di raccordo, della larghezza di metri 25 e che si estende per circa 110 metri (mq. 2.750). Detta area sarebbe convenientemente provveduta di muro di cinta; all’estremità posta verso le case operaie verrebbe impiantata la tettoia (m. 25 x 10) per magazzino del combustibile.
Pur limitando le spese e non eseguendo costruzioni di lusso è necessario soddisfare ai bisogni non solo presenti ma anche futuri, giacché sarebbe assai cattivo consigliere chi suggerisse l'impianto di un fabbricato non acconcio ai successivi ingrandimenti, tanto facilmente prevedibili inquantoché nella città di Asti si nota un continuo risveglio ed incremento dei commerci e delle industrie.

La questione più importante a risolvere da chi si accinge allo studio di un impianto termico è quella della scelta del motore poiché essa è subordinata a molti elementi, dei quali alcuni calcolabili, altri di apprezzamento che possono indurre alla scelta del motore più costoso nell'impianto e nell'esercizio ma che sia tale da offrire garanzia assoluta di funzionamento, la quale cosa è, indiscutibilmente, la più importante se si tratta di provvedere alle esigenze di un pubblico servizio. Il costo limitato, la solida e semplice costruzione, la lunga durata, la facile e sicura condotta sono le principali caratteristiche che debbono guidare nella scelta del motore. I motori termici possono essere a gas luce, a gas povero, a petrolio ed a vapore.
Nel progetto del 1905 è previsto l’impianto di due motori a gas luce della potenza di 50 cav. e ciò è considerato assai conveniente (come si è detto nella relazione) potendo il Municipio proprietario dell'Usina Gas, con la semplice applicazione di qualche motore, provvedere alla trasformazione del gas in energia elettrica.
Si dichiara subito che assolutamente non è consigliabile tale trasformazione giacché, per lo sviluppo che si presume abbia ad avere la costruenda officina elettrica, non si può considerare il fabbisogno di combustibile per essa come una superproduzione della Officina Gas, giacché la produzione della quantità di gas che si richiederebbe per la detta Officina sarebbe di tale importanza da obbligare all'accensione di un forno speciale in più di quanti sarebbero necessari per sopperire all'erogazione del gas per il consumo cittadino.
Ora anche in condizioni buone di rendimento, il motore a gas luce non ha mai un consumo medio inferiore ai 600:650 litri di gas per cav.ora, cosicché il prezzo unitario del cav. varia da cent. 3,5 a cent. 4, mentre con gli attuali perfezionati motori a gas povero si ha un consumo medio per cavallo effettivo e per ora non maggiore di kg. 0,450 di antracite inglese che calcolata al prezzo di centesimi 5 al Kg dà il costo di cent. 2,25 per cav.ora. In generale si noti che, per i motori di piccola potenza, essendo limitato il consumo di combustibile conviene (e tanto meglio per chi lo produce) l'uso del gas luce, ma per gli altri impianti la cosa è assai diversa e si può affermare con sicurezza che, con l'aumentare della potenza del motore, diminuisce la piccola convenienza del gas luce e va crescendo il vantaggio che offre l'impiego del gas povero, vantaggio che diventa poi sensibilissimo per i grandi impianti.

Giova qui riprodurre le seguenti notizie che il dott. Bornaw esponeva sull'impiego del gas povero in una sua lettera alla "Società degli ingegneri elettrici di Ledy": “in un impianto a gas Dawson ad aspirazione, adoperando antracite e coke si può ottenere l'energia a centesimi 6 al poncelet-ora (981 watt-ora). Il gasogeno ad aspirazione non offre vantaggi sensibili in installazioni con apparecchi produttori per più di 1500 poncelet, mentre per piccole unità da 100 a 400 poncelet anche marciando in condizioni anormali, può realizzare economie pari a quelle delle grandi stazioni a vapore od idrauliche. L'economia che si ottiene adoperando gas ad aspirazione per rispetto al gas luce varia tra il 50% quando il gas luce è pagato centesimi 5,6 al mc. e l’84% quando il gas predetto è a centesimi 7,6”.
Risulta quindi all'evidenza che dal lato economico, per i motori della potenza superiore a 40 cav., è assai preferibile, anche per chi lo produce, all'impiego del gas luce, quello del gas povero.
Provocando l'immissione di un getto di vapor d'acqua sopra una massa incandescente di carbone fossile magro o di antracite si dà origine ad un miscuglio di idrogeno, acido carbonico ed ossido di carbonio che può formare con l'aria una miscela tonante. Il vapore d'acqua è suscettibile di reagire sull'ossido di carbonio e formare idrogeno ed acido carbonico, il quale, in presenza del carbone, produce ossido di carbonio; in sostanza i componenti combustibili della miscela gassosa chiamata "Gas povero" si riducono ad idrogeno ed ossido di carbonio. 
Molti sono i tipi di apparecchi generatori del gas povero (i così detti gasogeni): nei più antichi si notava una piccola caldaia per la quale era necessaria una vigilanza speciale di macchinista o fuochista patentato; nei moderni gasogeni essa è stata sostituita da un vaporizzatore che fornisce la quantità di vapore che occorre alla produzione del gas.
Gli apparecchi che sono più consigliabili e che hanno avuta la sanzione della pratica sono quello con gasogeno ad aspirazione diretta. In essi l'aria è spinta nel generatore dalla pressione atmosferica esterna, nella misura in cui il motore aspira il gas per opera dello stantuffo; si produca così solo il gas necessario per l’alimentazione del motore e sono evitate le fughe per la sopraproduzione, annessi al generatore sono gli apparecchi di depurazione, scrubber e purificatore.
Un altro tipo di motore a gas che viene introdotto con buon esito nell'industria è quello ad olii pesanti brevetto Diesel. Esso non offre la forza motrice più economica, la quale è data dal motore a gas povero d'antracite, (consuma in media 245 litri di olio per cav.eff.ora che si trova in commercio al prezzo di L. 13/Kg, - costo del cav.eff.ora centesimi 3,18) è ora preferito in molti impianti per i considerevoli vantaggi di occupare pochissimo spazio,di consumare appena l'acqua sufficiente al raffreddamento del cilindro e di essere avviato con molta facilità, cosicché può rappresentare benissimo una forza ausiliaria immediatamente disponibile.
L'utilizzazione del petrolio per l'alimentazione dei motori a scoppio ha preso oggi un grande sviluppo, poiché questo liquido, a mezzo del quale si carbura l'aria per formare un miscuglio tonante, possiede un grande potere calorifico con piccolo volume. Dalla distillazione degli oli minerali, oltre ai prodotti etere di petrolio, essenza di petrolio, si ricavano, trattandoli al di sopra di 250°, gli olii pesanti.
Gli olii pesanti hanno un punto elevato di infiammabilità cioè emettono vapori infiammabili ad alta temperatura. E’ risaputo che i cosiddetti motori a quattro tempi, durante la prima fase del ciclo aspirano la miscela aria-gas, nella seconda fase essa miscela viene compressa, nella terza, a mezzo della scintilla prodotta dall'apparecchio elettromagnetico avviene l'accensione della miscela e si ha quindi la combustione ed espansione dei gas prodotti, nella quarta la scarica dei gas combusti.
La differenza essenziale tra il motore Diesel e gli altri motori gas consiste in ciò; che in esso la compressione può raggiungere quel grado che dà alla miscela compressa una temperatura tale da provocare l'accensione spontanea della miscela stessa: cioè nel motore Diesel non occorre l'apparecchio di accensione, viene spinta la compressione dell'aria ad un grado tale che questa assume la temperatura necessaria perché iniettando il combustibile nel cilindro, esso possa infiammarsi. La combustione avviene così gradatamente ciò che dà al motore funzionamento tranquillo senza scosse.
Il motore è avviato a mezzo dell'aria compressa, il combustibile è spinto nel cilindro, mediante speciale polverizzatore, da aria compressa, a pressione maggiore di quella dell'interno del cilindro, con apposita pompa detta pompa del combustibile. Questi motori sono di facile regolazione ed il cambiamento di velocità, al variare del carico, è abbastanza piccolo. Sono adatti ad azionare direttamente o con cinghia di trasmissione le macchine elettriche e sono perciò provvedute di volani speciali di peso sufficiente per mantenere l'uniformità di marcia. 
In Asti nello stabilimento Way-Assauto, l'albero di un motore Diesel della potenza di 200 cav.eff. porta la parte mobile (induttore) di un alternatore che provvede l'energia elettrica trifase ai vari motori dello stabilimento.
In un impianto di motrici a vapore moderno il consumo di combustibile è mantenuto in limite tale che non è molto rilevante il maggior costo di produzione di questa forza motrice in confronto di quella più economica.
Le motrici Wolf, a doppia espansione, hanno i due cilindri per l'alta e bassa pressione posti sullo stesso asse l'uno accodato all'altro. Il sistema di distribuzione ora in uso è per entrambi i cilindri a valvole, (delle quali due superiori di ammissione, due inferiori per lo scarico). Le due valvole di ammissione del cilindro di alta pressione sono mosse da congegno comandato dal regolatore. Il vapore che dalle caldaie arriva ai cilindri è surriscaldato, così si evitano le condensazioni che, nel caso di vapore saturo, sono assai forti nell'interno del cilindro di una motrice ed aumentano notevolmente il consumo di vapore. Per avere nella parete interna dei cilindri, condizioni di temperatura tali che facilitino la massima rievaporazione del vapore condensato, essi si muniscono di involucro di vapore, cosicché alla fine dell'espansione si ha vapore saturo e secco evitando le perdite per raffreddamento al condensatore.
Oltre a ciò se anziché lasciare che il vapore si scarichi libero nell'atmosfera si raccoglie o si condensa in una capacità chiusa mantenuta alla condizione del vuoto, si aumenta notevolmente la pressione media motrice sullo stantuffo della macchina a vapore e si aumenta la fase di espansione.
Cogli economizzatori poi che riscaldano preventivamente l'acqua di alimentazione delle caldaie utilizzando i prodotti della combustione prima del loro arrivo al camino si può fruire del beneficio di una minore spesa di combustibile in ragione dal 15 al 20%.
In tali ottime condizioni di funzionamento per una motrice a vapore, a carico nomale si ha un consumo di combustibile inferiore a 700 grammi di Cardiff per cav. effettivo-ora, cosicché il conto unitario della forza motrice si aggira sui cm. 2,7 (calcolando il Cardiff a L. 38 alla tonnellata, merce franca sul luogo di consumo.)
Passata in rassegna i vari motori termici che la perfezionata tecnica moderna offre agli industriali, facciamo una breve considerazione sulla scelta di quello che più si adduce al caso nostro. (…)
La centrale termoelettrica studiata comprenderebbe due motrici a vapore, ciascuna delle quali svilupperebbe, alla pressione iniziale di 9 atmosfere effettive e lavorando con condensazione la forza normale di 110 e massima di 145 cav.eff. Queste motrici alla velocità di 150 giri al minuto azionerebbero ciascuna due dinamo a corrente continua accoppiate direttamente, ciascuna della potenza di 40 KW alla tensione di 220:250 volt; dette dinamo funzionerebbero in serie producendo l'alta tensione di 440:480 volt.
Le motrici verrebbero fornite di tutti gli accessori; nella sala macchine è previsto pure l'impianto di una gru a ponte scorrevole su rotaie poggianti su pilastri in muratura.
Per rendere completo l'impianto è consigliabile di installare subito una batteria di accumulatori. 
La batteria di accumulatori sarebbe composta di 2 x 132 elementi sistema Plantè per sistema di distribuzione a tre fili per 440:500 volt e per una durata di carica di 10 ore con una capacità di circa 300 ampère ore. La batteria suddetta pur importando una spesa non indifferente ed una delicata manutenzione offre vantaggi assai grandi. Nei primordi dell'esercizio dell'impianto può accadere che in alcune ore assai piccolo sia il carico, cosicché le macchine funzionerebbero in cattive condizioni di rendimento; si potrebbe perciò in alcune ore, tener fermo il macchinario e lasciare che la batteria serva per le poche lampade accese. Nelle ore di medio consumo si può far marciare le macchine a pieno carico o quasi alimentando la rete, e con l'eccesso della corrente caricare la batteria di accumulatori. Serve poi molto bene la batteria nelle ore di massimo carico per superare le così dette punte giacché si può scaricare in parallelo colle macchine. Si aggiunga poi che la batteria di accumulatori mantiene costante il potenziale della rete e quindi fissa la luce.
Il quadro di distribuzione della centrale sarà diviso in 4 sezioni e cioè: 
l) apparecchi di misura (voltometri ed amperometri) valvole, interruttori e reostati di regolazione delle quattro dinamo;
2) strumenti di misure per il gruppo motore dinamo, valvole interruttore e reostati di campo per le due macchine 
3) amperometri, voltometri, valvole, indicatori di direzione della corrente, interruttori ed inseritore per le batterie di accumulatori; 
4°) voltometri per i fili piloti e strumenti indicatori per le linee in partenza, interruttori tripolari e valvole.
In apposita sala verrebbero impiantate due caldaie a vapore del tipo Cornovaglia orizzontali, con un focolare interno ciascuno della superficie riscaldata di Mg. 45, costrutte per funzionare alla pressione di 10 atmosfere effettive, in lamiera di acciaio Siemens-Martin basico, speciale per caldaie con relativo fondo, coperchio e cavalletto pure in lamiera di acciaio. A dette caldaie sarebbero applicati due surriscaldatori del vapore, ciascuno composto di una serie di tubi in acciaio, senza saldatura, piegati a serpentino e comunicanti tra loro a mezzo di scatole collettrici in lamiera di acciaio. L'impianto dell'economizzatore per l'utilizzazione dei prodotti della combustione prima del loro scarico nell'atmosfera comprenderebbe 64 tubi verticali in ghisa con tubi trasversali di unione pure in ghisa della superficie riscaldata di mq. 60. Si provvederebbe alla pulizia dei tubi dalla fuliggine coi pulitori automatici mossi da motorino elettrico.
Speciale riguardo dovrà avere l'impianto per la depurazione dell'acqua di alimentazione delle caldaie. L'acqua estratta a mezzo di apposita pompa a stantuffo mossa per interposizione di contralbero da motore elettrico, sarebbe condotta al depuratore automatico sistema "VORAN" della portata di 4 mc. all’ora circa. Con questo apparecchio l'acqua viene convenientemente trattata con calce viva ordinaria e carbonato di soda e poi filtrata e si rende così in tale condizione da non produrre più incrostazioni nelle caldaie a vapore. L'acqua così depurata passa in un serbatoio, viene poi successivamente riscaldata. Per l'alimentazione sono previste due pompe a vapore tipo duplex (una di riserva) ognuna della portata di litri 3000 all'ora: per utilizzare il vapore di scappamento di queste pompe viene aggiunto un riscaldatore tubolare.
Ad eccezione della parte che si riferisce all'illuminazione della Stazione Ferroviaria e delle località adiacenti come ad esempio l'illuminazione ad arco del pubblico giardino, l'energia elettrica generata dalla centrale da impiegarsi ad uso forza motrice ed illuminazione pubblica e privata verrebbe trasportata ad un centro di distribuzione da cui sarebbe direttamente erogata ai luoghi di consumo. L'attuale caserma degli accenditori del gas, posta in via Pellicciai, si può adibire come centro a cui arrivi tutta l'energia elettrica prodotta dalla centrale. Per il trasporto di detta energia dall'Officina al luogo suddetto si potrebbe costruire una linea aerea: dovendosi però impiantare sostegni di rilevante costo come pali in ferro mensole robustissime, si crede che sia conveniente, anche per evitare i notevoli ingombri delle linee aeree, di collocare in cavo sotterraneo della lunghezza di circa 700 metri, con tre conduttori due dei quali di 125 mmq di sezione ed uno di 60 mmq (distribuzione a tre fili) e con due fili piloti, accuratamente isolati, protetti poi da armature in ferro. Detto cavo può essere introdotto con grande facilità entro una conduttura di tubi di cemento posati nel tracciato della linea, mediante pozzi poco profondi costruiti ad intervallo lungo la conduttura. Questi pozzi permettono di ispezionare la linea e di sostituire quei tratti di cavo che per avventura si guastassero.
Dal centro si diramerebbero tre linee principali, l'una percorrerebbe corso Alfieri fino a Porta Alessandria, l'altra il medesimo corso Alfieri fino a Porta Torino, la terza per piazza Statuto e via Cavour si diramerebbe sino in prossimità della Stazione Ferroviaria. 
In massima l'energia per la forza motrice dei piccoli opifici sarà erogata solo nelle ore diurne, in certi particolari casi potrà anche essere concessa nelle ore di notte, provvedendo l'impianto di condutture speciali.
Le lampade pubbliche ad arco, dell'intensità di dieci ampère si raggrupperanno in serie di otto, derivate a 440 volt tra i due fili estremi della distribuzione a tre fili; le lampadine ad incandescenza tra il filo neutro ed uno estremo a 220 volt dividendo il carico in modo da avere un perfetto funzionamento dell'impianto.
Le condutture aeree di rame elettrolitico mezzo crudo saranno per la massima parte nude. I sostegni delle linee potranno alcune volte essere semplici mensole in ferro, di poco costo, in altri casi sarà necessario portare al disopra dei tetti delle case i fili conduttori, usando paletti in legno od in ferro che saranno fissati ai frontali delle medesime oppure agli attici, assicurandoli solidamente con staffe e graffe di ferro, tiranti e saette.
In riguardo del personale impiegati è da notare che poiché la nuova Officina verrebbe aggregata a quella del gas con unica direzione, occorrerebbe, per l'aumentato lavoro di contabilità generale e di tenuta dei registri di magazzino, un nuovo impiegato che fosse di valido aiuto al Segretario contabile e che lo sostituisse, nei casi di assenza.
Il personale operaio sarebbe composto dagli operai addetti all'officina centrale, da quelli alla manutenzione delle linee di guardia al centro di distribuzione, agli impianti della pubblica illuminazione, ed ai lavori di derivazione dell'energia per gli impianti privati, ed alla esecuzione degli impianti interni.
Alla centrale dovrebbero essere applicati, per turni di otto ore di lavoro, tre squadre, composte ciascuna di un macchinista, un fuochista ed un elettricista. La guardia al centro di distribuzione sarebbe fatta per turno dall'attuale personale accenditori. Per il servizio degli impianti dell'illuminazione pubblica e dell'illuminazione privata e per l'installazione dei motori sono necessari due elettricisti capi squadra, due monteur, due garzoni ed un muratore.
Per stabilire l'entità delle spese proporzionali, occorre fissare l'annua produzione di energia elettrica che come si è detto è in relazione al consumo. Se si può prevedere, con sicurezza, il consumo di energia per l'illuminazione pubblica, è difficile il prevedere quello che si riferisce alla privata anche perché la luce elettrica che rappresenta una vera comodità è però una luce costosa che sarà bene accetta solo alle famiglie agiate. I caffè, i teatri, le botteghe, molto probabilmente accoglieranno di buon grado la nuova gaia luce cosicché si può indurre che presto l'impianto raggiungerà il suo sviluppo normale: in allora nelle ore di massimo consumo, le due motrici funzioneranno in parallelo e nelle ore di minimo, dopo la mezzanotte, rimarranno accese le lampade pubbliche e pochissime private. In queste ore si caricherà la batteria di accumulatori che potrà nei momenti di massima erogazione funzionare in parallelo colle motrici per attenuare l'effetto delle punte.
(…) 
Segue il preventivo particolareggiato che prevede una spesa totale di circa 67.000 lire per il fabbricato, le tettoie, i muri di cinta, una gru ponte scorrevole, i camini e la realizzazione del pozzo di acqua viva.
La parte relativa alle macchine idrauliche, composta da serbatoi, apparecchi per la depurazione dell’acqua, due caldaie tipo Cornovaglia della superficie di 45 mq ciascuna, due surriscaldatori, un economizzatore e due motrici a vapore orizzontali tipo “Wolf” è preventivata in lire 80.000.
A questo occorre aggiungere lire 54.000 per le macchine elettriche costitute da 4 dinamo di circa 40 kW ciascuna, una sorvolatrice, batterie di accumulatori, quadri generali e apparecchiature di misura.
Infine, il preventivo per l’impianto di distribuzione dell’energia e per la pubblica illuminazione, che ammonta a lire 79.000 circa.
(…)
Chiudiamo queste note esprimendo la nostra convinzione che l'Amministrazione del comune tutelerà gli interessi dello stabilimento che ora provvede l'illuminazione pubblica e privata della Città poiché da esso derivano vantaggi economici di cui fruiscono tutti i cittadini. In un centro dell'importanza di Asti la concorrenza della luce elettrica eserciterà un'influenza dannosa all'Officina del Gas. Seguendo l'incremento delle industrie e dei commerci della Città, l'Officina gas ha notevolmente progredito poiché si è trovata nella privilegiata condizione di non avere avuto fino ad ora altro sistema moderno di illuminazione in concorrenza. 
L'Officina del Gas di Asti dalla produzione di m.c. 900.000 del 1899 si portò nel 1907 alla produzione di m.c. 1.601.500 cioè subì l'aumento del 75%. Si comprende come la Officina elettrica procurerà da principio una diminuzione della produzione del gas, come è avvenuto in Alessandria; in seguito l'Officina gas non avrà più aumenti di produzione in proporzione del progredire della Città. Si noti poi che oggi giorno l'illuminazione elettrica ad incandescenza tende a battere vittoriosamente la concorrenza del gas anche dal lato economico oltreché da quello della comodità. Le nuove lampadine a filamento metallico (tantalio, osmio, tungsteno) sono oggetto di particolari studi da parte degli elettrotecnici i quali cercano di conseguire con piccolo consumo di energia, la potenzialità di luce del becco Auer ad incandescenza a gas. Non sarà molto lontano il tempo in cui le lampadine elettriche, il cui consumo specifico è di un Watt per candela e per ora saranno di pratica applicazione e la luce elettrica riuscirà vittoriosa nella concorrenza col gas non solo per l'eleganza e per la comodità ma anche per il minor prezzo.
Dato che non è possibile rinunziare a quelle modernità già raggiunte da Città di importanza molto inferiore alla nostra, al Comune è conveniente, anche per limitare la concorrenza, l'assumere direttamente la distribuzione dell'energia elettrica ai privati utenti, così sostituire coi proventi della luce elettrica quelli cessati dalla vendita del gas: ciò che del resto hanno fatto la maggior parte delle Officine del gas municipalizzate e, già fin dal 1900, Como e Voghera.

ASTI, 4 Settembre 1908

Firmato Ing. Cattaneo

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